PAPA FRANCESCO SU POVERI E MIGRANTI

PAPA FRANCESCO SU POVERI E MIGRANTI

I pericoli nel mondo attuale
“Porte chiuse per i migranti a causa di meri calcoli politici” (durante la Via Crucis di venerdì 19.04.2019)
Papa Francesco, richiamandosi al discorso di Paolo VI alle Nazioni Unite indica tre ambiti prioritari per trovare un’inversione di tendenza: il primato della giustizia e del diritto, la difesa dei deboli, essere ponte tra i popoli e costruttori di pace. Tra i deboli del nostro tempo ci sono le vittime delle guerre che si combattono in diverse parti del mondo, ci sono rifugiati e migranti verso cui i Paesi poveri si mostrano più generosi e accoglienti dei Paesi del benessere. Anche i giovani, i fanciulli, le donne, i lavoratori devono essere oggetto delle nostre attenzioni.

L’Italia e Roma in particolare siano ospitali con i migranti
L’Italia e Roma in particolare siano ospitali nei confronti dei “numerosi migranti che fuggono dalle guerre e dalla miseria” e che abitano le periferie. Dobbiamo essere “città dei ponti, non dei muri”. “Sono trascorsi 45 anni da quel Convegno che ebbe per titolo: ‘Le responsabilità dei cristiani di fronte alle attese di carità e di giustizia nella diocesi di Roma’, meglio noto come il “Convegno sui mali di Roma”, ha ricordato il Papa. “Esso volle tradurre in pratica le indicazioni del Concilio Vaticano II e consentì di affrontare con maggiore consapevolezza le reali condizioni delle periferie urbane, dove erano giunte masse di immigrati provenienti da altre parti d’Italia. Oggi le periferie hanno visto l’arrivo, da tanti Paesi, di numerosi migranti fuggiti dalle guerre e dalla miseria, i quali cercano di ricostruire la loro esistenza in condizioni di sicurezza e di vita dignitosa. L’Italia e Roma in particolare sono chiamate ad affrontare questa sfida epocale: accogliere e integrare, per trasformare tensioni e problemi in opportunità di incontro e di crescita. Roma, fecondata dal sangue dei Martiri, sappia trarre dalla sua cultura, plasmata dalla fede in Cristo, le risorse di creatività e di carità necessarie per superare le paure che rischiano di bloccare le iniziative e i percorsi possibili. Questi potrebbero far fiorire la città, affratellare e creare occasioni di sviluppo, tanto civico e culturale, quanto economico e sociale. Non si temano la bontà e la carità! Esse sono creative e generano una società pacifica, capace di moltiplicare le forze, di affrontare i problemi con serietà e con meno ansia, con maggiore dignità e rispetto per ciascuno e di aprirsi a nuove occasioni di sviluppo”.